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Il monologo di Nina da "Il gabbiano" di Anton Cechov



Maria Roksanova / Nina e Konstantin Stanislavskij / Trigorin, 1898 Foto: Casa editrice del Teatro d'Arte di Mosca.

Siamo nella tenuta di campagna di due fratelli, Pëtr Sorin, magistrato in pensione pieno di acciacchi, e Irina Arkadina, celebre attrice, bella donna, elegante, superficiale, gelosa, avara, che convive con Boris Trigorin, mediocre scrittore di successo. L’Arkadina ha un figlio ventenne, Kostja Treplev, che non si sente amato dalla madre: aspirante drammaturgo, disprezza il tipo di teatro routinier da lei interpretato, sogna “forme nuove e se non ce ne sono, allora meglio niente”. Ha scritto un monologo sul futuro dell’umanità, prolisso, confuso, pieno di simboli decadenti: lo mette in scena nel giardino di casa, di fronte a un ristretto pubblico di ospiti della tenuta. A interpretarlo è Nina, una vicina di cui è innamorato. La madre critica il testo: Treplev, offeso, interrompe lo spettacolo. Nina vorrebbe fare l’attrice: infatuata di Trigorin, pronto a sedurla nonostante il suo legame con la Arkadina, decide di fuggire a Mosca per unirsi all’amante e cominiciare la sua carriera artistica.

Dopo un iniziale successo, Nina non riesce a ‘sfondare’. Abbandonata da Trigorin, da cui ha avuto un figlio morto dopo pochi mesi, rifiutata dagli impresari, accetta modeste scritture in provincia. Un giorno, dopo tre anni di assenza, ritorna, durante una tournée, nella villa dove vive Treplev, diventato intanto scrittore affermato, anche se insoddisfatto di sé. Nel loro ultimo incontro Treplev, ancora innamorato di lei, la scongiura di non partire, di rimanere con lui. Nina rifiuta: si sente simile ai liberi gabbiani che volteggiano sul lago di fronte alla villa, crede nel suo mestiere, ne accetta tutte le dolorose, umilianti fatiche, e riparte.



di Fausto Malcovati




Scena atto IV

Treplev- giovane figlio di Irina Arkadina

Nina- giovane figlia di un ricco possidente


TREPLEV - Sono solo, nessun legame mi riscalda, ho freddo, come in un sotterraneo, e qualunque cosa scriva, tutto è arido, duro, oscuro. Restate qui, Nina, vi supplico, o permettetemi di partire con voi! Nina indossa in fretta cappello e mantella. Nina, perché? Per amor di Dio, Nina... (La guarda mentre si veste).

Pausa.


NINA- I miei cavalli aspettano al cancello. Non mi accompagnate, andrò da sola... (Tra le lacrime). Datemi un po' d'acqua...


TREPLEV- (le dà da bere) Dove andrete ora?


NINA- In città. Pausa. Irina Nikolaevna è qui?


TREPLEV- Sì... Giovedì lo zio si è sentito male, le abbiamo telegrafato di venire.


NINA- Perché dite che baciavate la terra su cui ho camminato? Bisogna uccidermi. (Si piega sul tavolo).Ho sofferto tanto! Potessi riposare... riposare! (Alza la testa). Io sono un gabbiano... No, non c'entra. Io sono un'attrice. Ebbene, sì! (Sentendo le risa dell'Arkadina e di Trigorin tende l'orecchio, poi corre verso la porta di sinistra e guarda dal buco della serratura). C'è anche lui (Ritornando da Treplev). Ebbene, sì... Non fa nulla... Sì... Egli non credeva nel teatro, non faceva che ridere dei miei sogni, e a poco a poco anch'io ho smesso di credere e mi sono perduta d'animo... E poi le pene d'amore, la gelosia, la paura continua per il piccolo... Divenni meschina, una nullità, recitavo assurdamente... Non sapevo che fare delle mani, non sapevo stare sulla scena, non controllavo la voce. Non potete capire la condizione di chi sente che sta recitando in modo orrendo. Io sono un gabbiano. No, non c'entra... Ricordate quando uccideste un gabbiano? Giunse per caso un uomo, lo vide e per ingannare il tempo lo rovinò... Un soggetto per un racconto breve... Non c'entra... (Si strofina la fronte). Di che stavo parlando?... Parlavo della scena. Adesso sono cambiata... Sono una vera attrice, recito con soddisfazione, con entusiasmo, mi inebrio sulla scena e mi sento meravigliosa. E adesso, da quando vivo qui, non faccio che camminare, cammino sempre e penso, penso e sento crescere di giorno in giorno le mie forze spirituali... Io adesso so, capisco, Kostja, che nel nostro lavoro, e non importa se recitiamo in teatro o scriviamo, la cosa più importante non è la gloria, non è lo splendore, non è ciò che io sognavo, bensì la capacità di sopportazione. Sappi portare la tua croce e credi. Io credo, e il mio dolore si placa, e quando penso alla mia vocazione, non ho paura della vita.


TREPLEV- (tristemente) Avete trovato la vostra strada, voi sapete dove andate, io invece vago ancora nel caos di chimere e immaginazioni, senza sapere per che cosa e a chi questo sia necessario. Io non ho fede, e non so quale sia la mia vocazione.


NINA- (tendendo l'orecchio) Sst... Io vado. Addio. Quando sarò una grande attrice, venite a vedermi. Me lo promettete? E adesso... (Gli stringe la mano). E già tardi. Mi reggo appena in piedi... sono sfinita, ho fame...


TREPLEV- Restate, vi porterò da mangiare...



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